Friday, 11 June 2010
Trees fall in Golena del Piave (Veneto, Italy) due to ill-considered flood prevention, part II
Here is the text by the Gruppo di Cittadini in Difesa del Piave which presents the argument against cutting the trees (see post I). The text is in Italian. I will try to translate this if I have time, but you can copy and paste the text into Google translate for a reasonable translation:
UNO SCEMPIO AMBIENTALE RACCONTATO IN BREVE
A metà febbraio 2010 la Regione Veneto comincia a disboscare la golena del fiume Piave a partire dalla sponda di Musile di Piave (VE), in direzione della foce.
Si prevede di disboscare un’area di complessivi 150-200 ettari: l’ultimo bosco di queste dimensioni rimasto nella pianura veneta orientale e legato indissolubilmente all’identità del fiume sacro alla Patria.
Costo dell’intervento: 2 milioni di euro.
Scopo: prevenzione del rischio di esondazioni.
Si prevede che il disboscamento aumenti la portata del fiume di 200 metri cubi al secondo.
Il rischio di piene nel tratto terminale del fiume Piave è però molto più alto in quanto a fronte ti una possibile portata del fiume di 5000 m3/s (caso della storica e micidiale piena del 1966) il tratto del fiume in oggetto può sopportare al massimo 3000 m3/s.
Quindi, per mettere in sicurezza il tratto terminale del fiume Piave è necessario ridurne la portata di almeno 2000 m3/s contro i soli 200 m3/s che si presume di ottenere dal disboscamento selvaggio in atto.
In pratica la Regione Veneto distrugge un importante ecosistema e un irrinunciabile polmone verde, deturpando irrimediabilmente il paesaggio e lasciando irrisolto il problema della messa in sicurezza delle aree interessate dalle possibili piene!
Perché?
Perché dal 1966 ad oggi non è riuscita a realizzare le uniche opere veramente necessarie per mettere in sicurezza il tratto finale del fiume Piave: le casse di laminazione e gli invasi da realizzare a monte del tratto finale del fiume. Si tratta cioè di individuare alcune aree dove fare defluire le acque del fiume in caso di piene e realizzare le strutture necessarie per contenerle.
Contro questo intervento si sono mobilitati cittadini, associazioni e tutte le amministrazioni locali interessate: ma niente, la Regione va avanti imperterrita per la sua strada.
Nel 2005 la Provincia di Venezia e tutti i Comuni rivieraschi hanno inviato una lettera pubblica di protesta ai vertici della Regione Veneto, supportata dalla perizia tecnica del massimo esperto italiano di idrodinamica, l’ing. prof. Luigi D’Alpaos.
Oggi, dopo l’inizio dei lavori da parte della Regione, sono state organizzate le seguenti iniziative per contrastare o almeno moderare il disboscamento selvaggio della golena del Piave:
1. Gruppo Facebook: Contro il taglio selvaggio degli alberi nella golena del Piave;
2. Esposto alla Procura della Repubblica del Tribunale di Venezia da parte di Legambiente;
3. Tavola rotonda organizzata da associazioni locali e cittadini a cui hanno partecipato illustri esperti di ingegneria idraulica e gestione e riqualificazione fluviale: in questa sede l’autorevole naturalista Michele Zanetti ha proposto la costituzione di un’area protetta del basso corso del Piave;
4. Petizione popolare per richiedere la modifica radicale dei criteri di intervento e la realizzazione delle opere alternative al taglio degli alberi necessarie per la messa in sicurezza dalle piene;
5. Comitato tecnico scientifico coordinato dalla Provincia di Venezia a cui partecipano dieci esperti del settore al fine di migliorare l’intervento della Regione Veneto seguendo le richieste di amministratori locali, associazioni e cittadini (invitati al comitato come uditori): non c’è però alcuna garanzia che questo organismo influisca effettivamente sull’attività della Regione;
6. Manifestazione pubblica/corteo: in fase di organizzazione.
I lavori di disboscamento sono attualmente sospesi fino al 30 giugno 2010 per rispettare il periodo di nidificazione degli uccelli, che in realtà si estende ben oltre quel termine...
Il primo luglio i lavori ricominceranno:
VI PREGHIAMO DI INTERVENIRE PER DOCUMENTARE QUESTO ESEMPIO DI CATTIVA GESTIONE DELLA COSA PUBBLICA ED AIUTARCI A TUTELARE UN PATRIMONIO PUBBLICO COSÌ IMPORTANTE COME IL BOSCO DELLA GOLENA DEL FIUME PIAVE!
A metà febbraio 2010 la Regione Veneto comincia a disboscare la golena del fiume Piave a partire dalla sponda di Musile di Piave (VE), in direzione della foce.
Si prevede di disboscare un’area di complessivi 150-200 ettari: l’ultimo bosco di queste dimensioni rimasto nella pianura veneta orientale e legato indissolubilmente all’identità del fiume sacro alla Patria.
Costo dell’intervento: 2 milioni di euro.
Scopo: prevenzione del rischio di esondazioni.
Si prevede che il disboscamento aumenti la portata del fiume di 200 metri cubi al secondo.
Il rischio di piene nel tratto terminale del fiume Piave è però molto più alto in quanto a fronte ti una possibile portata del fiume di 5000 m3/s (caso della storica e micidiale piena del 1966) il tratto del fiume in oggetto può sopportare al massimo 3000 m3/s.
Quindi, per mettere in sicurezza il tratto terminale del fiume Piave è necessario ridurne la portata di almeno 2000 m3/s contro i soli 200 m3/s che si presume di ottenere dal disboscamento selvaggio in atto.
In pratica la Regione Veneto distrugge un importante ecosistema e un irrinunciabile polmone verde, deturpando irrimediabilmente il paesaggio e lasciando irrisolto il problema della messa in sicurezza delle aree interessate dalle possibili piene!
Perché?
Perché dal 1966 ad oggi non è riuscita a realizzare le uniche opere veramente necessarie per mettere in sicurezza il tratto finale del fiume Piave: le casse di laminazione e gli invasi da realizzare a monte del tratto finale del fiume. Si tratta cioè di individuare alcune aree dove fare defluire le acque del fiume in caso di piene e realizzare le strutture necessarie per contenerle.
Contro questo intervento si sono mobilitati cittadini, associazioni e tutte le amministrazioni locali interessate: ma niente, la Regione va avanti imperterrita per la sua strada.
Nel 2005 la Provincia di Venezia e tutti i Comuni rivieraschi hanno inviato una lettera pubblica di protesta ai vertici della Regione Veneto, supportata dalla perizia tecnica del massimo esperto italiano di idrodinamica, l’ing. prof. Luigi D’Alpaos.
Oggi, dopo l’inizio dei lavori da parte della Regione, sono state organizzate le seguenti iniziative per contrastare o almeno moderare il disboscamento selvaggio della golena del Piave:
1. Gruppo Facebook: Contro il taglio selvaggio degli alberi nella golena del Piave;
2. Esposto alla Procura della Repubblica del Tribunale di Venezia da parte di Legambiente;
3. Tavola rotonda organizzata da associazioni locali e cittadini a cui hanno partecipato illustri esperti di ingegneria idraulica e gestione e riqualificazione fluviale: in questa sede l’autorevole naturalista Michele Zanetti ha proposto la costituzione di un’area protetta del basso corso del Piave;
4. Petizione popolare per richiedere la modifica radicale dei criteri di intervento e la realizzazione delle opere alternative al taglio degli alberi necessarie per la messa in sicurezza dalle piene;
5. Comitato tecnico scientifico coordinato dalla Provincia di Venezia a cui partecipano dieci esperti del settore al fine di migliorare l’intervento della Regione Veneto seguendo le richieste di amministratori locali, associazioni e cittadini (invitati al comitato come uditori): non c’è però alcuna garanzia che questo organismo influisca effettivamente sull’attività della Regione;
6. Manifestazione pubblica/corteo: in fase di organizzazione.
I lavori di disboscamento sono attualmente sospesi fino al 30 giugno 2010 per rispettare il periodo di nidificazione degli uccelli, che in realtà si estende ben oltre quel termine...
Il primo luglio i lavori ricominceranno:
VI PREGHIAMO DI INTERVENIRE PER DOCUMENTARE QUESTO ESEMPIO DI CATTIVA GESTIONE DELLA COSA PUBBLICA ED AIUTARCI A TUTELARE UN PATRIMONIO PUBBLICO COSÌ IMPORTANTE COME IL BOSCO DELLA GOLENA DEL FIUME PIAVE!
Trees fall in Golena del Piave (Veneto, Italy) due to ill-considered flood prevention, part I
My good friend Roberto Cesaro, a young italian writer and poet, has recently brought to my attention the ecological problem of the pointless deforestation on the Piave river in the Veneto region of the North East of Italy. In a section of the river called "Golena" the local government has decided to enact a plan of deforestation which involves cutting the trees which run along the river. The rationale for the tree cutting is flood prevention. If this was justified by engineering studies, and a substantial amount of people would loose their home and agricultural trade, then there would be a reasonable case for intelligent deforestation. Unfortunately, according to the assessment of many very well qualified and intelligent italian engineers (the experts which local government should trust), this is quite clearly not the case. The question is clearly political too, but I want to mainly stick to the scientific evidence on which the political decisions should be based.
Now, if you've been to the area (e.g. if you've looked out of the window from the Ryanair bus from Venice "Treviso" airport to Venice), you will know that the Veneto is very flat agricultural landscape, where, due to histortical deforestation, very few trees remain. A similar extremely tree-less morphology occurs in some areas of the South East of England, to make another example. From the point of view of biodiversity, the absence of trees can significantly affect the variety of species which inhabit a certain area. The ecology of the problem is complicated, but it is quite obvious that with no trees, birds can only nest on the ground, so fewer species will live in a tree-less area; or, without trees, there is less nutrient recycling and the soil grows poor, driving away all the species that depend on the various members of the food chain (e.g. mushrooms won't grow, as my friend Marco, a Veneto who lives in Cambridge, was lamenting). So this is bad for local biodiversity, since it can turn fertile land into a barren environment with no shelter for species. Thus ecologically, the case is clearly for not cutting trees, especially if the trees have been there a few years and they are no longer non-native "big weeds" dangerous for other trees or plants.
What about the engineering problem? I don't really have much understanding of the effect of trees in a flood. I think the local Veneto goverment's idea, that of their advisory panels of engineers (the other qualified and intelligent engineers who think the case is for cutting), is that since the flood frequency is increasing, if you make the river wider the carrying capacity of the river can be increased, reducing the risk of floods. I need to think about the physics of this for myself, but the wisdom of many other engineers is that this won't do anything, other solutions can be found, and the trees are being cut for no reason, with the significant ecological impact discussed above. The engineering case against cutting needs to be scientifically and politically unassailable. E.g. if the story reached EU level, international pressure could help put pressure on the local government to stop cutting the trees. More in future posts, but I include in the next two posts the text of the case (in Italian for the moment) made by the "Gruppo di Cittadini in Difesa del Piave" who believe (like me) that the trees should not be cut. Roberto and his girlfriend Giuliana have played a critical role in coordinating the protest campaign.
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